ENRICO, INQUILINO DEL IV PIANO

Gruppodel'79 / Michelangelo produzioni

Enrico, inquilino del IV piano

Tragicommedia a due personaggi, una creatura e diversi condomini

 

con

Mario Brancaccio, Simona Esposito e la giovanissima Marilù Ciotola

e la partecipazione straordinaria e intermittente di

Lello Giulivo, Anna Spagnuolo, Patrizia Spinosi, Gianluca d'Agostino, Rossella Amato

 

assistente Roberta Esposito

drammaturgia Brancaccio/Gatti

regia Aurelio Gatti

Ispirato all'opera di Pirandello, Enrico, inquilino del IV piano

Un androne napoletano, una sorta di incrocio universale in cui insistono e attraversano umanità varie e diverse. Un incidente comune ( un guasto alla fornitura elettrica!) che riduce tutto a ciò che è in luce. La guardiaporta Maria, la figlia Palummella che non parla, un attore in cerca di scrittura, una guaritrice chiamata a risolvere il mutismo della figlia, una donna silenziosa - condomina del palazzo, e infine Enrico – traduttore e studioso,  senza impiego – inquilino del IV piano. Tutto raccolto sotto le poche luci riattivate per l'emergenza e … costretto in uno spazio comune in cui ogni diversità viene ingigantita eppoi “bollata” per pazzia. Anche la follia pirandelliana, seppure “forma” della malattia e nevrosi del vivere, scatenata da un incidente ( la caduta di cavallo o il distacco di corrente poco importa), oggi non ha più il significato di accadimento interiore, ma di superficiale risposta alla condizione sociale e di relazione. L'Enrico IV come campione dell'esasperazione del conflitto fra apparenza e realtà, fra normalità e anormalità, fra il personaggio e la massa, è svanito proprio nell'assenza di dialettica tra interiorità ed esteriorità. Oggi esiste solo la seconda. Tutto questo ci ha suggerito una rilettura sostanziale che investe non solo la forma ( la villa padronale in un condominio, il nobile pazzo in un inquilino disadattato …) ma anche gli sviluppi e gli esiti. La soluzione scelta dall'Enrico IV pirandelliano di aderire alla a-normalità come sistema di vita, perchè solo nella follia, incomprensibile e inaccetabile ai più, è possibile un viatico di consapevolezza e conoscenza, non è immaginabile per il nostro Enrico. Immerso in un quotidiano precario destabilizzato definitivamente dall'incidente, continuamente vessato dalla eccessiva Maria – portinaia, Enrico non autoreferenzia o difende la sua diversità, ma tutela quella della piccola Palummella, etichettata “creatura” solo perchè schiva nel parlare . La difesa ad oltranza di quella giovanissima “a-normalità” fa dell'inquilino del IV piano un “pazzo”. In questa consapevolezza del giudizio collettivo, l'inquilino diventa personaggio e prende definitivamente le sembianze di Enrico IV, assumendone la forma immutabile agli occhi di tutti, in cui ogni effetto è obbediente alla sua causa, con perfetta logica, e nella quale ogni avvenimento si svolge 'preciso e coerente' in ogni suo particolare, proprio perché, essendo già vissuto, non può più mutare. Non importa più che sia follia simulata o follia vera, interrogativo con cui si conclude l'opera pirandelliana. Tra la follia di Amleto che è astuta e mirata,una recita che va al di là di se stessa per accertare la verità e denunciare l’ipocrisia della corte … e la follia di Ofelia che non va al di là di se stessa, che non cerca verità nascoste, ma della verità diventa testimonianza suprema rimanendo chiusa nel proprio intimo, esponendo tutta se stessa allo sguardo del mondo, si è immaginata una altra follia. Quella dell'assoluta dedizione alla vita, come straordinaria testimonianza di unicità e diversità.

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